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Vino e vulcano, un binomio naturale, quasi inevitabile. La forza dei vulcani richiama subito alla mente la corposità del vino, con le sue infinite sfumature e sembra riprodursi nella tonalità del liquido che versiamo nel bicchiere. A Milo questo parallelismo si arricchisce però di una inattesa variazione.
Da queste parti il vino più pregiato è infatti giallo paglierino, brillante, limpido, dal sapore secco, rotondo, non molto alcolico. Ma come, vi chiederete, dove è finita la forza dell’Etna?

Palmento

Ancora una volta il vulcano stupisce. Dalla sua terra ricca di minerali, a pochissima distanza dalla vetta fumante che sembra incombere sui vigneti, viene prodotto un nettare per palati raffinati; che nulla ha da spartire con i vini infuocati e grossolani che amavano i soldati inglesi nell’Ottocento e che sempre dalle terre della contea di Mascali provenivano.

Carricante

L’Etna Bianco Superiore, così lo definisce il disciplinare di produzione Doc etnei che riserva questa attribuzione esclusivamente al Comune di Milo, è quindi l’eccezione che conferma la regola, l’opportuno completamento di un parallelismo che altrimenti risulterebbe inadeguato. Continuiamo pure a riaffermare il naturale abbinamento fra il vulcano ed il vino, ma ricordiamoci che l’Etna non può essere ridotta solo ad un infuocato avanzare di colate. Il nostro vulcano è anche una grande montagna regno delle nevi e del ghiaccio, e dunque anche i vini rispecchiano questa ricchezza di aspetti: “l’Etna Bianco Superiore – scrive Mario Soldati – raccoglie e fonde nel suo pallore e nel suo aroma, nella sua freschezza e nella sua vena nascosta di affumicato, le nevi perenni della vetta e il fuoco del vulcano”. Una volta entrati nel gioco della metafora è difficile uscirne fuori. Ma come resistere a questa sottile tentazione quando si parla di vite e vino? Come non lasciarsi tentare dalla riuscita immagine di Soldati? Bere un buon bicchiere di vino è del resto un gesto carico di significati. Dietro un bicchiere di bianco trasparente o di rosso corposo c’è spesso una storia secolare, una cura artigianale; le stesse vicende del territorio etneo sono strettamente correlate all’andamento della vinicoltura. Secondo il catasto borbonico del 1844 le aree a vigneto della zona di Milo erano il 73,3 % del totale, mentre tale percentuale scendeva a 55,3% a Piano del Praino. L’avanzata del vigneto (ma anche del pascolo) aveva significato inevitabilmente l’ulteriore arretramento del bosco, che già fra il ‘500 ed il ‘600 era stato largamente ridimensionato da tagli indiscriminati, motivati spesso da esigenze militari. Successivamente, come riferisce Enrico Iachello in un approfondito studio dedicato alla coltura della vite nella contea di Mascali, l’andamento del mercato nazionale e internazionale ebbe immediati riflessi soprattutto sulle aree marginali, poste sulle alte pendici dell’Etna. I vigneti di montagna venivano abbandonati o coltivati a seconda degli sbocchi che i commercianti di Riposto assicuravano sui mercati della penisola o a Malta.

Gli stessi terrazzamenti che oggi costituiscono l’elemento predominante del paesaggio agrario etneo sono una invenzione relativamente recente, dato che sino ai primi decenni del secolo scorso i muretti in pietra erano utilizzati soltanto per circondare i vigneti che continuavano, dunque, ad essere impiantati su ininterrotti pendii. Solo con la colonizzazione delle zone più impervie, realizzata a colpi di polvere da sparo, qualche intraprendente coltivatore pensò bene di utilizzare il pietrame ottenuto per realizzare dei terrazzamenti che rendessero più agevole il lavoro di conduzione del vigneto.

Terrazzamenti

Ma torniamo alla realtà dei nostri giorni. Il vigneto, come è facile capire avvicinandosi all’abitato di Milo, non è più la coltura dominante. Soppiantato nelle zone pianeggianti dagli agrumi e dagli ortaggi, ha perso l’importanza di un tempo anche nelle zone più alte.

Dal 1968 una specifica normativa ha istituito i vini a denominazione d’origine controllata etnei, che sono l’Etna Bianco, Rosso, Rosato, e Bianco Superiore, che – come già detto – è limitato al Comune di Milo. Si tende, quindi, a privilegiare la qualità alla quantità. Ovviamente anche all’interno dell’area di provenienza del “Doc” possono essere ottenuti dei normali vini da tavola, che si pongono però al di sotto degli standard qualitativi richiesti per i “Doc”. Per l’Etna Bianco superiore è prescritto che deve essere ottenuto, almeno 80%, da uve “carricante”, un pregiato vitigno locale, e deve avere un grado alcolico pari almeno al 12%, mentre l’acidità totale deve essere contenuta fra il 5,50 ed il 7 per mille. Adatto ai piatti a base di pesce e agli antipasti, l’Etna Bianco Superiore va gustato al meglio nei primi due anni di vita. L’Etna Rosso “Doc” è ottenuto dai tradizionali vitigni “nerello mascalese” e “nerello mantellato”; il suo grado alcolico non può essere inferiore a 12,50. La gran parte del vino prodotto a Milo (Bianco Superiore in modesta quantità e Rosso in gran parte) viene commercializzato direttamente dai produttori. Si crea così un solido rapporto fiduciario fra consumatore (o piccolo dettagliante) e vignaiolo.

L’acquisto di vino necessario al consumo familiare diventa spesso occasionale per una piacevole gita “fuori porta”. Anche se naturalmente la modesta dimensione delle aziende impedisce una organica promozione del prodotto al di fuori della abituale cerchia di affezionati consumatori. Attraversando Milo e le sue borgate è facile anche incontrare delle improvvisate rivendite di frutta locale, che viene solitamente commercializzata direttamente dai produttori. Nei periodi del raccolto e per molti mesi dopo, è possibile acquistare mele, pere dell’Etna, e nocciole (a volte anche infornate). La frutta proviene dai dintorni del paese, e in special modo da alcune rinomate contrade come Pietraccannone. Sono tante le varietà di mele e pere conosciute ed amate dagli intenditori che ne sanno apprezzare le sottili sfumature di gusto.

Gelato cola, Delicious rossa, Golden Delicious sono le varietà di mele più diffuse localmente. La coltivazione del melo avviene normalmente fra i 600 ed i 1200 metri di quota, in zone di montagna dove non sarebbe altrimenti possibile alcun’altra forma di attività agricola.

Particolarmente apprezzate a Milo sono le varietà Gelato Cola e Cola (chiamata anche Limonella) che viene fatta riposare dopo la raccolta nei freschi magazzini del paese sino al mese di gennaio-febbraio quando raggiunge la perfetta maturazione.

Mele Gelato Cola

Ricchissima anche la scelta di pere, dalla Coscia alla Butirra, alle varietà ormai in via d’estinzione come le pere Spinelle. La pera Coscia, presente sia come coltura specializzata sia nell’ambito del vigneto, ha il pregio di maturare precocemente ed essere pronta per il consumo sin dal mese di luglio.

Pere Coscia

La più affidabile garanzia sulla bontà di questi frutti dell’Etna, solitamente di piccole dimensioni ma dal gusto intenso, la danno, comunque, gli stessi milesi, che ne fanno diffuso consumo, attingendo alle riserve familiari gelosamente custodite nel più fresco cantuccio della loro abitazione.
(Testo di Giuseppe Riggio)

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