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Foto panoramica di Milo, 1906

Ci fu un tempo in cui alteri cavalieri con armature scintillanti e lunghi mantelli si inerpicavano per gli impervi sentieri che da Catania conducevano a una chiesetta sulla montagna dedicata a Sant’Andrea Apostolo e lì dimoravano per ritemprare spirito e salute. Baroni, vescovi e potenti di Sicilia salivano a dorso di mulo o a cavallo fino all’Acqua di lu Milu, per conferire con Giovanni d’Aragona, duca di Randazzo, Atene e Neopatria, nonché massima autorità politica in Sicilia. Questo Giovanni, fratello del re Pietro II e Vicario del Regno, nonché tutore del piccolo Lodovico, intorno al 1340 fece costruire, fra i boschi del Milo, una chiesetta dedicata a S. Andrea, alla quale assegnò un feudo e ordinò che fosse priorato della Chiesa di Catania. Giovanni, che dimorava nel Castello Ursino di Catania, trascorreva parte della stagione estiva a Milo nella casa addetta alla Chiesa di S. Andrea ch’egli aveva edificata (scrive lo storico del ‘700 Di Blasi) e lì venivano spesso i potenti per incontrarsi con lui, sicché Milo assunse saltuariamente il ruolo di centro politico “estivo” della Sicilia.
A Milo, Giovanni tornò nel 1348, per sfuggire alla peste che imperversava a Catania, ma il viaggio non fu sufficiente a salvargli la vita e le sue spoglie furono mestamente trasportate, attraverso i boschi di Milo, alla cattedrale di Catania dove ancora riposano. Con la morte di Giovanni, anche Milo perse la sua importanza, ma la vita continuò e la comunità si accrebbe di altre anime, che trovavano nei boschi circostanti di che lavorare e vivere.

Il vescovo di Catania, Simone De Puteo, concesse la chiesa e il feudo ai Certosini, che vi fabbricarono un convento con fondi concessi da Artale Alagona. A questo convento è legata la storia di Milo nel corso dei secoli successivi; il convento passò di mano in mano, dai Certosini ai Benedettini (fino al 1643), ai Teresiani (fino al 1651). Giuridicamente il territorio di Milo dipendeva dalla contea di Mascali fino agli inizi del XIX sec. Quando nel 1815 il borgo di Giarre acquistò l’autonomia, Milo e S. Alfio furono annessi al nuovo comune.

In quegli anni Milo era un grosso borgo che viveva soprattutto dei suoi boschi e di altre attività legate all’agricoltura e alla pastorizia; nel 1812 contava ben 1.020 abitanti e la popolazione continuò a crescere nel corso di tutto il secolo. Nel 1905 il paese era collegato con una buona strada al fiorente Fornazzo, centro della lavorazione del legno e della produzione e commercio della neve. Dopo la prima guerra mondiale, ha inizio lo sviluppo turistico di Milo; il barone tedesco Wilelm von Gloeden, che aveva lanciato Taormina nel turismo internazionale, venne a stabilirsi per qualche tempo a Rinazzo, un quartiere fra il centro di Milo e Fornazzo e a Milo stabilirono la loro residenza il pittore Roberto Rimini e il Prof. Salvatore Citelli che nel 1935 fece costruire a sue spese l’omonimo rifugio per la valorizzazione turistica della zona.

Tra il 1950 e il 1951 Milo visse l’esperienza più terribile della sua storia: dal 26 novembre 1950, quando si aprirono due bocche eruttive a quota 1.800 metri, ad aprile dell’anno seguente, quando i milesi sfollati nei centri vicini tornarono a casa.

Eruzione del 1950. Donna Iana ferma la lava

La grande paura passò, ma le ferite inferte al territorio dalla violenta eruzione rimasero per sempre: scomparirono le Fontanelle del Milo sotto Monte Fontane, scomparì la famosa acqua dello Scarbaglio che solo nel giugno dell’anno seguente verrà riportata in superficie dal Genio Civile; furono divorati ettari di vigneto, frutteto e bosco, decine di casette rurali, palmenti, trazzere. Per mesi Milo sembrò un teatro di guerra e fu meta di decine di personalità del mondo scientifico e del mondo politico. Paradossalmente fu proprio in questi mesi terribili che cominciò a maturare l’idea dell’autonomia comunale.

La storia dell’autonomia di Milo era cominciata nel 1923 quando i rappresentanti di S. Alfio firmarono un documento nel quale promettevano di concedere a Milo di diventare comune autonomo, considerato che i milesi offrivano il loro appoggio nella lotta contro il comune di Giarre per ottenere l’autonomia per S. Alfio. Quest’ultimo divenne subito comune autonomo, mentre Milo dovette attendere la fine della Seconda guerra mondiale quando, ritrovato l’antico documento, fu intrapresa una lunga battaglia finita con la votazione a Sala d’Ercole della legge regionale n. 8. Del 29 gennaio 1955 nella quale si decretava che le frazioni di Milo e Fornazzo erano erette a comune autonomo.

Festa dell’autonomia

Per i milesi fu una giornata storica e l’aneddotica popolare è ricca di episodi relativi al momento; l’episodio più simpatico si verificò in un ufficio postale di Palermo dove all’allibito impiegato il gruppo di milesi, appena usciti da Sala d’Ercole, chiesero di trasmettere il seguente telegramma: “Preparate le bombe, Stop. Arriviamo. Stop”. Pare che l’impiegato volesse chiamare i Carabinieri per gli accertamenti del caso, ma tutto fu chiarito e il telegramma inviato.

I milesi, comunque, potenza della tecnica, avevano già avuto la notizia per radio e avevano improvvisato una grande festa per l’occasione.

Per tutti gli anni ’50 e gli anni ’60, Milo continuò ad essere capitale della villeggiatura estiva della provincia e centinaia di famiglie vi trascorrevano la bella stagione, prendendo in affitto case in paese, singole stanze in famiglia, casette rurali.

Anche se il turismo non costituì fonte primaria di reddito, tuttavia in quegli anni ebbe un effetto economico, culturale e sociale non indifferente. Le eruzioni del 1971 e del 1950, con i loro effetti devastanti sulle colture, assestarono un grave colpo all’economia agricola del paese e lo spostamento dei flussi turistici della classica villeggiatura alla residenza in seconda casa ebbe un ulteriore effetto negativo.

Tuttavia negli anni ’80 Milo comincia timidamente a ricandidarsi come centro turistico di interesse e spende le sue carte attorno alla cultura del vino e all’escursionismo: la Pro Loco si fa artefice di una grossa manifestazione denominata “Festa del Vino” che ogni anno richiama migliaia di visitatori e il Club Prometeo “inventa” i primi programmi di escursioni guidate in montagna e visite guidate ai palmenti.

In seguito, la proclamazione di Fornazzo, principale frazione di Milo, a “Villaggio ideale d’Italia” rimette in moto l’aspirazione di questo centro a diventare la piccola capitale di un turismo nuovo che reclama tranquillità, aria buona e natura incontaminata. D’altra parte, l’antico motto del paese recita; “In nemore Milensi salus”, la salute, nei boschi di Milo.
(Testo di Paolo Sessa)

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